Le Attività Sperimentali nella Scuola
Giorgio Carboni, Luglio 2008
Introduzione.
Come si sa, le attività sperimentali sono molto utili per imparare concetti
scientifici e per memorizzarli. Quello che invece è meno noto è che esse,
insieme con le attività pratiche e quelle espressive, possono migliorare
notevolmente i rapporti fra gli studenti e la scuola.
Le relazioni fra gli studenti e la scuola sono quasi sempre conflittuali e questo avviene senza che vi sia alcuna volontà da parte di nessuno di giungere a questa situazione che spesso risulta difficile da sostenere per tutti. Le attività sperimentali, quelle pratiche e quelle espressive possono essere utilizzate per cambiare lo stato di queste relazioni, migliorando notevolmente anche il gradimento della scuola ed il profitto da parte degli studenti. Non si tratta di sostituire le lezioni "normali" con quelle citate, ma di riservare loro uno spazio significativo.
Le attività sperimentali, quelle pratiche e quelle espressive vengono percepite dai bambini come un gioco, vengono svolte con entusiasmo e migliorano notevolmente le motivazioni degli allievi verso lo studio. Stimolare le motivazioni degli studenti è fondamentale per ottenere una maggiore attenzione e per ottenere una loro partecipazione attiva alle lezioni. In questo modo verranno notevolmente migliorati anche il rendimento scolastico e la disciplina. Perché queste attività avrebbero tali virtù? Per capirlo è necessario prendere in considerazione alcuni aspetti dell'evoluzione della nostra specie che sono stati finora trascurati.
Modelli percettivi - modelli verbali.
Conoscere significa creare nella mente un modello della realtà. Per milioni di anni, i nostri progenitori hanno vissuto in
ambienti naturali e come gli altri
animali essi hanno interagito con il mondo in un modo diretto, per
mezzo del corpo, dei sensi e provando delle emozioni. Per milioni di anni, hanno
conosciuto la realtà direttamente e non attraverso descrizioni verbali. Le
conoscenze che ne ricavavano non erano basate sul linguaggio, ma sul ricordo di
momenti vissuti. Potremmo parlare di "immagini percettive", a patto
però di non considerarle come banali "fotografie", ma come complesse
riproduzioni nella mente dell'ambiente circostante e delle situazioni vissute.
Perfino parlare di filmati in 3 dimensioni è riduttivo dal momento che si tratta
della riproduzione nella mente del soggetto di una realtà che lo avvolge
totalmente, nella quale si trova immerso con il corpo e con l’anima. Mentre le
telecamere vedono e ricordano tutto, ma non capiscono niente, gli occhi sono in
grado di individuare ed "estrarre" gli oggetti dallo sfondo e lo fanno in
un modo talmente rapido e pregnante che noi non ce ne accorgiamo nemmeno. Questa
operazione incessante di estrazione e riconoscimento degli oggetti è compiuta
dall'intelligenza (umana ed animale). Molte persone dubitano dell'intelligenza
degli animali, eppure sebbene non parlino, sono capaci anche loro di estrarre e
di riconoscere gli oggetti che incontrano e questa operazione richiede un
potente lavoro da parte dell'intelligenza.
Anche i suoni erano qualcosa di molto più complesso di semplici rumori, potevano essere richiami significativi di prede o di altri animali, potevano essere richiami dei compagni, perfino musica. Altrettanto vale per gli odori che per chi vive nella natura sono ricchi di informazioni e stimolano la memoria senza nemmeno passare dalle aree del linguaggio. Anche le sensazioni tattili non sono semplici contatti dei piedi sul suolo o del vento sul viso, ma sono prima di tutto la prova della realtà di ciò che si sta vivendo.
Alla fine, la realtà viene ricostruita e ricordata così come è stata vissuta e di questo ricordo fanno parte anche il significato che quel vissuto ha avuto per noi, le emozioni che ci ha suscitato, etc. In questa conoscenza si fondono gli aspetti esterni e quelli interni al soggetto (percezioni propriocettive, emozioni, etc.). Possiamo chiamare questo modo di conoscere la realtà conoscenza percettiva o diretta o vissuta.
Prima dell'avvento del linguaggio, i nostri predecessori hanno anche ragionato in un modo diverso dall'attuale, infatti di fronte ad una certa situazione gli uomini primitivi si ricordavano per analogia di situazioni simili e si comportavano di conseguenza. Probabilmente comunicavano fra di loro con versi, espressioni del viso e gesti. Per milioni di anni, i nostri predecessori hanno condiviso con gli altri animali questo modo diretto e vissuto di conoscere la realtà, ma a partire da qualche centinaio di migliaia di anni (da poco tempo dal punto di vista evolutivo), ai modelli percettivi l'uomo ha progressivamente affiancato i modelli basati sul linguaggio. Nella nostra specie, questi due modi di conoscere la realtà, quello "percettivo" e quello "linguistico" si sono affiancati ed arricchiti vicendevolmente. Anche se ora crediamo di utilizzare solo le descrizioni basate sul linguaggio, in realtà utilizziamo correntemente entrambi questi metodi di conoscenza. Per esempio, quando leggiamo un giornale conosciamo gli avvenimenti per mezzo del linguaggio, ma quando compiamo attività pratiche, come uscire con gli amici, fare una viaggio, visitare una città, la conoscenza diretta è prevalente. Mentre siamo consapevoli del nostro modo di conoscere basato sul linguaggio, spesso ignoriamo quello percettivo.
Gioco, esempio, manualità,
gesti
Come i cuccioli degli altri animali, anche i bambini hanno una spiccata
propensione per il gioco ed è attraverso il gioco che per milioni di anni i
bambini hanno conosciuto la realtà e si sono preparati alla vita adulta. I
concetti topologici e temporali vengono imparati molto più rapidamente e
pienamente attraverso il gioco che non per mezzo di schede a risposte multiple.
Ancora oggi per un bambino è più importante l'esempio fornito dagli adulti di
quello che essi dicono. Per milioni di anni i nostri predecessori si sono
serviti delle mani per un’infinità di operazioni. Quindi, la manualità è entrata
profondamente nel nostro modo di essere e questo spiega perché la sua
espressione sia per noi tanto riposante. Il linguaggio dei gesti è
precedente al linguaggio verbale. Ancora oggi, esso accompagna l'interazione
verbale fra le persone e per sapere quale sia lo stato dei rapporti fra due
persone, più che le loro dichiarazioni, sono importanti i gesti che compiono
quando si parlano.
Primato del linguaggio
A partire dall'antica Grecia, si è attribuita grande importanza al pensiero
astratto. Il conseguente uso deliberato del linguaggio e della ragione ha fatto
compiere grandi progressi all'umanità, ma ha anche avuto alcune conseguenze
negative nella trasmissione del sapere alle giovani generazioni. Infatti, in
questo campo si è privilegiato l'uso del linguaggio e si sono emarginate la
conoscenza percettiva, il gioco e la manualità. Di questo hanno sofferto
soprattutto i bambini, che come si può ben capire sono molto più legati degli
adulti alla conoscenza diretta e all'espressione del corpo nel suo insieme.
Dopo l'introduzione della scuola pubblica alla fine del 1800 (l'école républicaine), per la gran parte della giornata, ai bambini viene sottratto il gioco e il contatto con la realtà per essere rinchiusi in aule nelle quali un insegnante *parla* del mondo. Questa è la conseguenza del fatto che le scuole sono state concepite ed organizzate da adulti istruiti, persone molto più abituate a muoversi nell'universo linguistico che non in quello delle cose sensibili. E' solo in tempi recenti che possiamo prendere in considerazione lo sviluppo dei metodi di conoscenza e di interazione propri della nostra specie per cercare di rendere la scuola più adatta alle capacità dei giovani, che tra l'altro mutano nel tempo.
Il trauma dell'ingresso a scuola
Date queste premesse, si possono meglio capire i motivi per cui le relazioni fra
i bambini e la scuola siano così difficili. Per i bambini l'ingresso nella scuola significa
abbandonare una realtà fatta di rapporti e di affetti per
entrare in un luogo chiuso, essere obbligati a stare sempre seduti al banco, non
poter più scherzare né giocare con i compagni, passare ore e ore ad ascoltare
l'insegnante. Perfino il linguaggio familiare e quello comune non vanno più bene
e il bambino deve imparare ad esprimersi in una lingua "trasformata" ed in
termini astratti. Per molti bambini, il passaggio dall'esperienza diretta a
quella mediata dal linguaggio propria della scuola risulta traumatico. Questo
trauma è dovuto principalmente al cambiamento del modo di conoscere, di
relazionarsi con la realtà e di vivere che la scuola impone
loro. Data questa situazione, non c'è da meravigliarsi se molti bambini faticano
a sopportare questa nuova situazione, tendono naturalmente a ribellarsi e a comportarsi con l'insegnante come dei
prigionieri ("Hai il mio corpo, ma non la mia anima!"), sfidano di continuo i
divieti, ricavano piccoli spazi di gioco, collaborano malvolentieri e in molti
casi giungono al rifiuto della scuola. Purtroppo, diversi studenti abbandoneranno gli studi appena
possibile, con gravi conseguenze personali e sociali. Tutto questo avviene per l'incapacità della scuola di farsi amare.
Anche gli insegnanti sono vittime di questa contrapposizione, incontrano grandi difficoltà nel mantenere la disciplina e nel farsi ascoltare dai propri allievi al punto che il mestiere dell'insegnante è considerato uno dei più difficili. Queste tensioni si riflettono anche sulle famiglie dove i genitori sono spesso preoccupati per il comportamento e per lo scarso profitto dei propri figli. Eppure anch'essi contribuiscono a sottrarre loro il gioco ed il divertimento, facendo frequentare loro corsi di vario tipo anche al di fuori dell'orario scolastico. Non solo i bambini non possono giocare fra loro durante le lezioni, ma non possono più farlo neppure a casa, mancando nelle città moderne gli spazi per il gioco spontaneo e a causa dell'insicurezza delle strade. Questa situazione si riflette in modo negativo sull'animo dei giovani che tenderanno ad assumere atteggiamenti nichilistici.
I metodi tradizionali di insegnamento sono spesso noiosi e basati più sulla costrizione che sul piacere di imparare. Non è affatto difficile incontrare persone di elevata scolarità che affermano che la scuola ha fatto loro odiare le materie che hanno studiato e questa non è certo una bella cosa perché al contrario la scuola dovrebbe soprattutto fare amare la conoscenza e le materie che insegna. E' evidente che in questa contrapposizione fra gli studenti e la scuola sta il nocciolo della questione.
Una nuova alleanza.
Può essere di sollievo per tutti sapere che questa contrapposizione può essere
sciolta. Come si deve fare? Semplicemente occorre restituire ai bambini maggiori
opportunità di espressione e non costringerli all'immobilità per l'intera
giornata. Occorre organizzare la didattica in modo tale da operare una
transizione più graduale fra l'esperienza vissuta a cui sono abituati i bambini
e la rappresentazione linguistica della realtà a cui la scuola vuole farli
giungere ed integrare progressivamente l'una con l'altra.
Lo scopo della scuola primaria non dovrebbe essere quello di imbottire i bambini di nozioni. Questo è anche particolarmente difficile in presenza di atteggiamenti di opposizione. Prima di tutto va risolto il problema della relazione fra scuola e studenti. La scuola deve farsi amare, deve restituire agli allievi il piacere della conoscenza. Quando i bambini saranno ben disposti verso la scuola, anche l'insegnamento ne sarà facilitato. Questo si può ottenere facilmente introducendo nelle lezioni delle attività creative, espressive, ludiche, ma anche di tipo pratico e sperimentale. Qui rientrano le attività che propone Fun Science Gallery e molti altri siti in Internet. Queste attività sperimentali hanno la capacità di insegnare e di divertire nello stesso tempo. Per questo sono molto efficaci nel superare la contrapposizione fra la scuola e gli studenti.
Non sto sostenendo la necessità di sostituire tutte le lezioni "parlate" con altrettante lezioni "agite", ma di introdurre dalle 2 alle 4 ore settimanali e per tutto l'anno di lezioni pratiche o come le volete chiamare. Questo può essere fatto utilizzando soprattutto le ore di lezione pomeridiane. Queste ore devono lasciare spazio all'iniziativa dei bambini ed essere occasione di lavoro di gruppo e di divertimento. Non sto neppure sostenendo che la scuola debba diventare un "divertificio", nel quale i bambini facciano tutto quello che vogliono. Al contrario, dopo aver concesso agli allievi attività "alternative", l'insegnante può pretendere da loro un maggior impegno ed un maggior profitto.
Nelle lezioni che ho tenuto presso le scuole, ho sempre incontrato un grande entusiasmo da parte degli studenti per le attività sperimentali che proponevo. Alcune volte mi sono venuti incontro e mi hanno portato via di mano il materiale che stavo portando in classe, dalla fretta e dalla curiosità che avevano di vedere di cosa si trattasse. Alla fine della lezione, spesso i bambini hanno chiesto di trattenere gli attrezzi per una o due settimane per continuare a utilizzarli. Questo avviene spontaneamente e regolarmente con la lezione sulla fabbricazione della carta.
Queste lezioni pratiche sono sempre molto gradite dai bambini che le percepiscono come un gioco e tutti si offrono come volontari quando viene richiesto. Dopo avere effettuato una lezione pratica, i bambini diventano molto interessati a capire e ad approfondire quello che hanno fatto. E' a quel punto che si può parlare della storia della carta, della sua composizione, di come venga prodotta, dell'importanza del suo riciclo per ridurre l'abbattimento di alberi, dell'importanza del riciclo di tutti i materiali in generale per ridurre i danni all'ambiente. Dopo la lezione pratica, i bambini diventano estremamente ricettivi anche nei confronti degli aspetti teorici e il rapporto con l'insegnante diventa quanto mai positivo. Però, la lezione non deve partire con due ore di spiegazione teorica e relegare la pratica a qualche minuto prima della fine, al contrario deve partire con una introduzione di 5 minuti a cui si farà seguire la lezione pratica. Infatti bisogna prima offrire l'esperienza e poi dare le spiegazioni e colmare le curiosità. E' ancora da notare che i bambini più vivaci, che di solito danno problemi disciplinari e che restano indietro nei programmi, in queste lezioni sono sempre in prima fila, si dimostrano anche spesso più bravi degli altri e aiutano i compagni. I bambini più vivaci sono anche quelli che soffrono di più della passività a cui sono costretti dalla scuola.
Se vuole ottenere un migliore rapporto con gli allievi, la scuola deve dunque liberare i suoi prigionieri, restituendo loro la vita, il gioco e con essi il piacere di conoscere. Il senso della vita per i bambini è nel gioco, nei rapporti con i compagni e negli affetti. E' il piacere che ricavano da queste cose che dà ai bambini e ai giovani la forza e il desiderio di vivere. Per gli adulti sono anche il lavoro, la conoscenza e il tempo libero. Senza queste cose, una persona perde il piacere e il senso del vivere e con esse l'interesse stesso a vivere. Nelle società contemporanee, spesso i giovani e gli adulti vivono nella difficile condizione di individui. L'insegnante deve osservare i momenti di socializzazione dei propri allievi ed evitare emarginazioni ed altri problemi.
La scuola deve stabilire una nuova alleanza con gli allievi, un'alleanza di questo tipo: "Io ti faccio divertire un po' e tu stai più attento alle lezioni". Non importa esprimere esplicitamente questo accordo: basta restituire ai bambini una parte della conoscenza diretta, del "gioco", che la scuola verrà automaticamente ripagata con una maggiore attenzione. Motivando i bambini e ottenendo una loro partecipazione volontaria alle lezioni, le varie materie non saranno più percepite come un'imposizione, ma come qualcosa di divertente ed interessante. Mentre ora i bambini vanno a scuola controvoglia, dopo vi andranno volentieri. I bambini sono molto socievoli e tendono a trasformare la classe in una comunità di amici. Normalmente, nelle lezioni "parlate" questo non è possibile perché le comunicazioni vanno dall'insegnante verso i gli allievi e le eventuali comunicazioni "orizzontali" disturberebbero l'insegnante. Questo non avviene durante le lezioni pratiche, dove la comunicazione e l'interazione orizzontale possono svolgersi senza problemi e sono addirittura necessarie.
I primi giorni di scuola.
I primi giorni di scuola possono utilmente trascorrere anche senza compiere vere e
proprie lezioni, ma con attività che servono a sviluppare amicizia fra i bambini
e confidenza nei confronti dell'insegnante. Per l'insegnante, questi primi
giorni possono servire anche per cercare di farsi un'idea dei bambini e per prendere nota degli
eventuali problemi. L'insegnante deve fare attenzione a non trasformare queste
annotazioni in pregiudizi nei confronti dei suoi allievi. Sono molto utili anche
dei test che servano a mettere in evidenza eventuali problemi sensoriali, di dislessia e
di difficoltà con il linguaggio da parte degli studenti.
L'orario scolastico è normalmente molto impegnativo. Spesso, gli studenti restano a scuola anche di pomeriggio. Questo serve anche a tenere i bambini al sicuro mentre i genitori lavorano. Gli insegnanti non devono approfittare di questa situazione per fare lezioni barbose per tutto il tempo, ma possono impiegarne più utilmente una parte per fare in modo che i bambini amino la scuola, che ci vadano volentieri e non come dei prigionieri con il fucile puntato dietro la schiena. Durante il pomeriggio sono più adatte attività di gioco, di interazione, attività creative, attività espressive e anche quelle pratiche. Questo tipo di lezioni possono essere anche di grande valore educativo, insegnando ai bambini a vivere insieme e a relazionarsi positivamente fra di loro e con il prossimo. L'insegnante dovrebbe osservare i gesti con cui i bambini si rapportano fra loro. Infatti questi gesti sono indicativi del tipo di relazioni che intercorrono fra loro più delle parole stesse.
Attività alternative.
Quando si sente parlare della necessità di motivare i
bambini, spesso non si accenna ai metodi che si possono adottare. Si affida
tutto a una comunicativa che l'insegnante dovrebbe magicamente possedere, ma se non
ce l'ha? Non serve a molto che l'insegnante cerchi di spettacolarizzare la
lezione se però la mantiene sempre sul piano del linguaggio, ma è necessario
cambiare la natura della lezione: da parlata a pratica, da subita a vissuta, che
conceda spazi di manualità, di espressione, di iniziativa, di gioco, di
relazioni, di emozioni, di vita. Si tenga presente che le attività
pratiche non riguardano necessariamente soltanto attività legate alla fisica o
alla tecnologia, ma possono riguardare anche discipline umanistiche come la
lingua italiana, la storia, etc. Si possono per esempio realizzare attività
sperimentali intorno alla storia della scrittura, si possono riprodurre uniformi
antiche, il campo di una battaglia, etc.
Categorie di attività alternative:
- espressione artistica (canti, balli, musica, teatro, burattini, pittura,
scioglilingua, filastrocche, poesie)
- giochi (giochi, giochi di squadra)
- attività creative (costruire oggetti, costruire giochi, fare figurine con
argilla)
- attività sperimentali (serie di esperimenti per le scuole, esperimenti
ricavati da siti Internet, etc.)
Vantaggi delle attività creative e di quelle sperimentali:
- impegnano tutto il corpo e la mente
- richiedono l'uso delle mani
- sono divertenti
- favoriscono il lavoro di gruppo
- mostrano leggi fisiche all'opera
- potenziano la memorizzazione delle lezioni
- trasmettono delle conoscenze scientifiche
- forniscono delle capacità pratiche e di intervento sulla realtà
- favoriscono il senso pratico
- favoriscono la mentalità scientifica
- creano motivazioni per le attività scientifiche.
Dal momento che ciascuna di queste attività coinvolge determinate aree del cervello, diverse da un caso all'altro, le attività che ho elencato sono fra di loro complementari e sarebbe quindi utile anche variarle. Queste attività possono essere utilizzate per il gioco fine a se stesso, o per esercitare le capacità creative, o per insegnare divertendo, com'è il caso delle fiabe, filastrocche e scioglilingua per insegnare le tabelline, i giorni della settimana, i mesi dell'anno, etc. Le attività sperimentali e quelle pratiche sono particolarmente adatte per introdurre concetti importanti e nello stesso tempo per affascinare gli allievi nei riguardi degli argomenti trattati. Per esempio, la lezione sulla storia della scrittura ci porta a oltre 10.000 anni fa fra i primi allevatori e agricoltori del neolitico, ci fa passare per i sumeri e gli egizi, quindi ci fa assistere alla nascita delle scritture sillabiche e quindi alla nascita dell'alfabeto con i graffiti proto-sinaitici. Alla fine di quella lezione, ogni lettera ci avrà raccontato la propria storia, la propria origine. In questo modo, la scrittura non sarà più percepita come una tecnica anonima, ma riacquisterà la complessità dei tanti tentativi e conquiste ed una profondità di migliaia di anni.
Habeas Corpus!
In certi casi, i bambini hanno il pomeriggio libero, ma devono frequentare corsi
di vario tipo. Anche a casa i bambini devono poter giocare fra di loro e non
devono essere costretti a seguire altre lezioni. Più in generale e non solo
nella scuola, ai bambini ed agli adolescenti va restituito il gioco con i coetanei.
Per questo occorre che gli spazi disponibili nei quartieri ritornino sotto
controllo, ma dove sono i vigili di quartiere? Chi si preoccupa di creare degli
spazi per i ragazzi? Di cosa si occupano gli urbanisti e le autorità comunali?
Nelle società moderne, il gioco dei bambini è gravemente ostacolato. Basterebbe
un piccolo campo per permettere tanti giochi. Non ci si deve lamentare se poi i
giovani assumono comportamenti distruttivi se non si permette loro di trovare il
piacere di vivere.
Ci vuole poco per rendere le lezioni più gradevoli. Immaginate di dover insegnare i giorni della settimana, si può dettare ai bambini i sette nomi e farli ripetere loro centinaia di volte finché non li hanno imparati. Va da sé che bisognerà richiamare i distratti, sgridare gli smemorati, etc. Altrimenti, si può cercare una simpatica filastrocca o uno scioglilingua divertente e i bambini impareranno i giorni della settimana in un attimo, senza nessuna fatica e ridendo. In musica, si può insegnare ai bambini la differenza fra rumore e suono, si possono descrivere le caratteristiche dei suoni quali il timbro, l’altezza, la durata, l’intensità, il ritmo. Si può anche parlare dei rapporti matematici di lunghezza delle corde in relazione alle diverse note. Poi si può esercitarli al solfeggio finché i bambini non cominceranno a cadere per terra tramortiti. A questo punto per punizione si potrebbero mandarli nello “strozzatoio” del film: “Matilda sei mitica!”, oppure si possono alternare a queste lezioni altre lezioni nelle quali si cantino alcune di quelle bellissime canzoncine adatte ai bambini che derivano dal repertorio delle canzoni tradizionali oppure da quello della musica leggera. In questo modo, i bambini seguiranno l’insegnante con piacere e la loro attenzione e profitto aumenteranno decisamente. Analogamente, le lezioni di educazione fisica dovrebbero piuttosto comprendere giochi di squadra e non solo movimenti a corpo libero compiuti con i bambini inquadrati come soldati. Queste lezioni dovrebbero essere anche delle occasioni di educazione al gioco e alla socialità, oltre che dei momenti di esercizio fisico importanti per la salute dei bambini altrimenti costretti all'immobilità per l'intera giornata.
Il gioco è una grande occasione per educare i bambini alle buone relazioni. Questo tipo di educazione è importante perché i bambini porteranno sempre con loro, anche nell'età adulta, il valore dell'amicizia, del rispetto degli altri e della solidarietà e sarà più difficile che assumeranno il comportamento nichilistico e distruttivo di molti ragazzi isolati e lasciati a se stessi. Le attività pratiche sono molto adatte per organizzare lavori di gruppo. Lavorare in gruppo è importante per imparare dagli altri, ma anche per sviluppare buone relazioni fra gli studenti e nei confronti degli adulti come i loro insegnanti e i genitori. I lavori di gruppo forniscono l'occasione per i genitori di interagire con i propri figli in modo finalmente non repressivo, ma collaborativo. A proposito delle relazioni fra le persone, si veda il capitolo sull'osservazione e la distinzione fra analogico/digitale nel testo di pedagogia speciale di N. Cuomo ed E. Bacciaglia indicato in bibliografia.
Perfino la matematica può essere insegnata con delle canzoni. Infatti anche per insegnare le tabelline si possono trovare delle canzoncine, scioglilingua, etc. A questo punto, le tabelline verranno imparate come bere un bicchiere d'acqua. I problemi di matematica possono essere resi più concreti simulando situazioni reali come un negozio (in commercio si trovano piccole bilance poco costose per bambini). Le scienze possono essere insegnate con innumerevoli esperimenti facili da realizzare. Sta anche all'insegnante mettere a punto semplici esperimenti.
In Internet, è possibile trovare filastrocche, scioglilingua, canzoncine e simpatiche poesie per tante occasioni diverse. Nelle librerie per le scuole si possono trovare CD con canzoni per bambini (canzoni tradizionali italiane ed estere, canti di Natale, canzoni di musica leggera, etc.). Si possono acquistare anche libri di esperimenti scientifici. Vi sono anche libri di testo che suggeriscono esperimenti. In Internet sono presenti numerosi siti che offrono gratuitamente lezioni di carattere pratico o sperimentale per insegnare le scienze.
Allievi con difficoltà di linguaggio
L’uso quasi esclusivo del linguaggio nella didattica ostacola la comprensione
delle lezioni specialmente ai ragazzi con problemi di linguaggio come
difficoltà nella lettura e nella comprensione di testi, difficoltà nel comprendere il
discorso, nell’esprimersi e nel mantenere l'attenzione per lungo tempo. Da
bambino non capivo facilmente quello che diceva l’insegnante e quando mi
interrogava non sapevo quasi mai rispondere. Le cose andarono avanti così finché
un giorno, durante una interrogazione, mi accorsi che chiedendo all’insegnante
di ripetere la domanda, la capivo e quasi sempre sapevo rispondere. Questo per
dire che a volte ci sono problemi che potrebbero essere risolti con facilità,
partendo dalle difficoltà dell'allievo a seguire le lezioni.
I bambini sono diversi l'uno dall'altro e accanto ad eventuali limiti spesso esistono punti di forza. Gli insegnanti dovrebbero prestare attenzione a scoprire le diverse intelligenze dei bambini, almeno il campo in cui sono più forti. Anziché insistere nel campo dove un bambino ha delle difficoltà, l'insegnante dovrebbe rivolgersi a quello dove il bambino si mostra più bravo. La maturazione in questo campo, trascinerà la maturazione anche degli altri. Quindi, questo campo può essere una via di comunicazione diretta e molto utile a disposizione dell'insegnante.
Un migliore equilibrio nell'ambito della didattica fra le attività pratiche e quelle legate al linguaggio, fra le attività divertenti e quelle più sistematiche, ha i grandi vantaggi di recuperare i ragazzi meno dotati di capacità linguistiche e di astrazione e di rendere più viva, semplice e piacevole la scuola per tutti: allievi, genitori ed insegnanti.
Con poca fatica, è dunque possibile compiere lezioni di carattere pratico, nelle quali i ragazzi possano sperimentare direttamente aspetti della realtà e sono profondamente convinto dell’importanza che le attività pratiche possono avere nel migliorare il profitto degli studenti nelle scuole. Certe lezioni pratiche possono essere complesse, ma si possono concepire anche lezioni semplici, si possono semplificare quelle più complicate adattandole all'età dei propri allievi. La collaborazione di più insegnanti nella preparazione di semplici esperimenti può essere particolarmente utile. Con il passare del tempo, gli insegnanti metteranno insieme una serie di lezioni pratiche ed i relativi attrezzi, che potranno impiegare con classi diverse. Per gli insegnanti, il lavoro in gruppo è di grande importanza per lo scambio di competenze e metodologie professionali, le quali potranno riguardare anche modalità diverse di condurre le stesse lezioni, potranno riguardare i metodi per realizzare lezioni di laboratorio, etc.
Si tenga presente che le attività sperimentali non sono adatte solo alle scuole elementari, ma si mantengono utili ed importanti a tutti i livelli di insegnamento, tanto che nelle facoltà universitarie ad indirizzo scientifico sono addirittura considerate indispensabili. Nella scuola primaria l'obiettivo principale da raggiungere dovrebbe essere quello di creare delle curiosità, di motivare i bambini allo studio, di fare amare la scuola. Bisogna ovviamente preoccuparsi anche di fare raggiungere loro una buona preparazione nelle materie fondamentali, in modo che non incontrino difficoltà nel passaggio alla scuola media. E' però sbagliato cercare di ottenere il massimo nella preparazione teorica a discapito delle motivazioni verso lo studio.
Quindi, gli insegnanti non devono preoccuparsi più di tanto se l'attività pratica che vogliono compiere sia o meno inserita nei programmi, né devono "rovinare" il divertimento imponendo ai bambini di scrivere le famigerate relazioni (anche la Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra vieta di fare loro scrivere delle relazioni!:-). E' a partire dalla scuola media che queste relazioni andrebbero richieste.
Chiaramente, progredendo negli studi, si dovrà dare uno spazio sempre maggiore al linguaggio e all’astrazione, curando comunque l'integrazione delle conoscenze teoriche con quelle pratiche, tra il modo diretto di conoscere la realtà e quello mediato dal linguaggio.
Attività pratiche e memoria (verba volant).
Le attività pratiche coinvolgono numerose forme di memoria, quelle legate a
tutte le funzioni mobilitate, quali quella della vista, della manualità, degli
altri sensi coinvolti, delle relazioni sociali e delle emozioni. L'esperienza
vissuta ed in particolare le emozioni rafforzano la memorizzazione delle
conoscenze. Esse verranno ricordate più facilmente, saranno più presenti allo
spirito, quindi saranno più disponibili ad essere impiegate o trasferite ad
altri contesti. Affiancando lezioni teoriche con quelle pratiche, le conoscenze
astratte avranno a propria disposizione immagini e altre forme di ricordo
vissuto a cui legarsi e stabilizzarsi. Le conoscenze non devono restare
enunciazioni astratte, ma devono essere anche sperimentate, applicate,
utilizzate. Si può dire che le conoscenze non sono veramente acquisite fino a
quando non sono state sperimentate. O, se preferite, le conoscenze passate per
la sperimentazione si radicano molto meglio nella memoria e forniscono leggi
collaudate, pronte per essere utilizzate sia a livello teorico che pratico. E'
quindi importante che le lezioni astratte siano affiancate da attività
sperimentali o pratiche.
Induzione e deduzione.
Normalmente, nell’atto conoscitivo il soggetto compie una serie di osservazioni
e ne ricava una legge che lega determinati elementi fra di loro. Questo processo
viene chiamato generalizzazione o astrazione. Il passaggio dal particolare al
generale viene anche definito induzione. Acquisire questo processo è importante
dal punto di vista dei metodi di conoscenza dal momento che sarà di guida per ogni osservazione
autonoma, tuttavia esso viene quasi sempre saltato a favore del più comodo
metodo deduttivo. Questo consiste nel descrivere direttamente le caratteristiche
generali degli oggetti e a farle imparare a memoria. Se si insegna soltanto la
deduzione, si trasmette un costume di pensiero astratto, consistente
nell’attribuire caratteristiche agli oggetti, senza averne prima avuta alcuna
esperienza, mentre è soltanto attraverso l’esperienza che si capiscono il valore e
soprattutto i limiti delle generalizzazioni.
Dalla teoria alla pratica.
Favorendo negli studenti delle scuole superiori la conoscenza delle
proprietà dei materiali, delle tecniche della loro lavorazione e montaggio,
nonché le capacità di progettazione, le attività di laboratorio forniscono
anche la preziosa capacità di interagire con la realtà, di passare facilmente
dalla teoria alla pratica, di progettare e costruire strumenti e macchine. Un
insegnamento svolto esclusivamente attraverso la via del linguaggio tende a
produrre adulti incapaci di uscire dalla sfera teorica e che avranno difficoltà
nell'utilizzare le conoscenze apprese. Purtroppo, nonostante la scuola
impartisca un insegnamento essenzialmente teorico, essa dà per scontato che per
il giovane lavoratore sarà semplice ed immediato utilizzare le conoscenze.
Nell'ambiente di lavoro invece, i neoassunti hanno spesso difficoltà nel
tradurre sul piano pratico le conoscenze apprese e faticano ad integrarsi con la
realtà produttiva.
Le scuole mancano quasi sempre delle attrezzature necessarie per compiere lezioni pratiche o sperimentali. Dovrebbero invece essere dotate del materiale per compiere alcune fondamentali esperienze di fisica, chimica e biologia. Se la scuola è attrezzata con laboratori, la quantità di lezioni pratiche può aumentare con vantaggio di tutti. Dovrebbero inoltre essere organizzati dei corsi di formazione diretti agli insegnanti per la realizzazione di lezioni di carattere sperimentale. Gli esami dovrebbero servire anche a valutare gli insegnanti sulla base dei voti ottenuti dagli studenti.
Limitare l'uso del computer.
L'introduzione dei computer nella scuola deve essere fatto evitando di
sostituire la realtà con la sua rappresentazione. Per esempio, esistono
programmi che riproducono leggi fisiche quali quella della caduta dei gravi. A
mio avviso è concettualmente sbagliato sperimentare la fisica in questo modo. Le
attività sperimentali devono essere compiute sulla realtà e non attraverso
simulazioni. I bambini passano già abbastanza tempo davanti alla TV e il suo
mondo tende sempre di più a sostituirsi a quello reale. I videogiochi
sostituiscono spesso il gioco convenzionale fatto in strada, in cortile o nei
campi. Se anche la fisica viene "sperimentata" sul computer, alla realtà che
ruolo resta? Ognuno può imparare autonomamente ad usare il computer per scrivere
relazioni e per fare ricerche in Internet. Il tempo recuperato può essere più
efficacemente impiegato per insegnare materie fondamentali come la matematica e
l'italiano.
Durata delle attività alternative.
Nell'ambito dell'orario scolastico non c'è solo lo spazio per
qualche saltuaria lezione pratica o sperimentale, ma c'è anche lo spazio per attività
che impegnano alcune ore alla settimana e che possono durare per l'intero anno scolastico. Non è poi
indispensabile che si tratti
di attività scientifiche, ma possono essere anche attività legate
all'espressione artistica quali canti e rappresentazioni teatrali per celebrare
delle feste o per animare una favola. Si possono realizzare ricerche
sociali o storiche nel proprio quartiere, inchieste, attività scientifiche, etc.
Gli insegnanti dovrebbero tirarsi un po' da parte per lasciare
spazi di iniziativa e di organizzazione ai bambini in modo che sentano
più propria quell'attività. Quello che è importante è anche lo spirito con cui
devono essere realizzate queste lezioni, le quali dovranno cercare di fornire ai
bambini spazi di divertimento, di espressione, di riflessione e di apprendimento.
La documentazione.
I progetti di attività pratiche e divertenti che vengono realizzati possono essere utili anche ad
altri insegnanti, quindi andrebbero documentati. Possono essere utili anche alle famiglie,
a persone
interessate al mondo della scuola, agli stessi insegnanti che hanno realizzato
il progetto per conservarne una testimonianza, etc. La documentazione è anche un'importante occasione di riflessione sui metodi utilizzati
e sui risultati ottenuti. Da questa riflessione si possono ottenere preziose indicazioni per il miglioramento
dei metodi, per scoprirne
gli eventuali limiti e per aumentarne l'efficacia. A fine anno, gli insegnanti
dovrebbero cercare di valutare insieme l'efficacia delle attività alternative
svolte anche al riguardo del clima della classe, del comportamento
degli allievi e del loro profitto.
La Pedagogia Speciale.
Un po' alla volta, queste considerazioni ci
hanno hanno fatto approdare sulle sponde della "Pedagogia Speciale", dove
questi ed altri argomenti vengono affrontati in un modo molto più sistematico ed
approfondito. A partire dagli anni sessanta, nel nostro paese si è deciso di inserire i
disabili nella scuola e nella società allo scopo di superare lo stato di segregazione in cui
vivevano. Quando i disabili furono inseriti nella scuola pubblica, per gli
insegnanti si posero notevoli problemi oltre a quelli già importanti che avevano. Si è quindi sviluppata una "Pedagogia Speciale", una pedagogia volta
alla integrazione dei bambini disabili nella scuola e nella società. Da parte
degli specialisti di questa pedagogia e di alcuni insegnanti d'avanguardia,
sono stati messi a punto dei metodi didattici speciali e sono stati sperimentati dei "programmi di integrazione"
che avevano come scopo proprio l'integrazione degli alunni disabili con il resto
della classe e che
duravano l'intero anno scolastico. Ci si è poi
accorti che questi metodi e questi programmi avevano vantaggi anche per gli alunni normali.
Infatti, si trattava di programmi che davano spazio all'espressione artistica e
alla creatività dei bambini. Questi programmi sono stati capaci di ridurre
notevolmente i problemi disciplinari e di migliorare il profitto degli studenti. In
bibliografia, indico alcuni testi per chi fosse interessato ad approfondire
l'argomento per potere affrontare meglio i problemi già notevolmente
complessi delle classi "normali", nelle quali come sappiamo esiste ancora il
problema della disciplina e del profitto dei bambini vivaci e dell'integrazione
di quelli di origine straniera.
Conclusione.
L’uso eccessivo del linguaggio per la trasmissione della conoscenza produce
dunque un inaridimento della realtà ed un impoverimento dell’esperienza. Di
conseguenza, i bambini fanno fatica a rimanere sui banchi per tante ore, si
distraggono, non seguono più le lezioni e spesso creano anche notevoli problemi
di disciplina. La scuola dovrebbe adeguarsi maggiormente
al modo di conoscere la realtà dei bambini e alle loro esigenze di esperienze
dirette, di gioco e di
espressione. Una scuola che tenga gli studenti sui banchi per molte ore, vietando
loro ogni possibilità di divertimento e di espressione, è destinata a entrare in conflitto con
loro e molti di essi assumeranno atteggiamenti indisciplinati, di mancanza di
collaborazione e di rifiuto della scuola. L'introduzione di lezioni che concedano spazi
ad attività pratiche, al gioco e
all'espressione della vitalità dei bambini ha la capacità di trasformare
profondamente i
rapporti fra la scuola e gli allievi, come dimostrato dalle esperienze di
pedagogia speciale. Il divertimento provato durante le lezioni sperimentali e quelle
espressive si riflette sui bambini sotto forma di una diversa percezione della
scuola e di una crescita delle motivazioni a seguire le lezioni. Infatti i
bambini vengono in classe più volentieri e diventano meglio disposti ad
ascoltare le lezioni. Gli insegnanti non devono avere paura di proporre attività
che durano anche tutto l'anno. Non devono neanche credere che ciò significhi un
aumento della fatica perché è vero il contrario dal momento che il clima in
classe diventa più sereno. Non si deve neppure credere che se una lezione è
divertente non possa essere anche istruttiva. Non solo può essere altamente
istruttiva, ma normalmente rafforza anche la memorizzazione delle lezioni
teoriche. Questo è particolarmente valido per le lezioni di carattere
scientifico, che spesso sono di difficile comprensione se spiegate in modo
astratto. Anche le attività sperimentali
vengono percepite come divertenti e anch'esse sono utili per migliorare le
relazioni fra gli studenti e la scuola.
RIFERIMENTI DI PEDAGOGIA NORMALE:
1 - Judith Hann; I Perché della Scienza, 100 esperimenti interessanti per
scoprire i segreti della natura; Mondadori. Molto adatto per le scuole.
2 - A. Smith (a cura di); Il Grande Libro degli Esperimenti; Usborne.
Tanti esperimenti per ragazzi, adatti anche alle scuole.
3 - UNESCO; La scienza e le sue applicazioni tecniche; Armando Editore.
Una raccolta di 500 esperimenti scientifici.
4 - Fun Science Gallery http://www.funsci.com
il sito dello scienziato dilettante.
5 -
http://www.filastrocche.it/ Non
solo filastrocche, ma anche canzoni, creazioni, giochi, etc.
6 -
http://www3.unicatt.it/pls/unicatt/consultazione.mostra_pagina?id_pagina=12244
Giochi di squadra e altro.
7 -
http://www.giochiperbambini.org/compagnia/
Termini per ricerche su Internet: giochi di squadra, filastrocche, giochi di
parole, fiabe, canzoni
per bambini, esperimenti scientifici,
science experiments school, science fair, diy (acronimo di Do It Yourself), popular science, fun science,
science for kids,
aggiungendo il termine "book", è possibile trovare anche libri su esperimenti da
compiere nelle scuole
RIFERIMENTI DI PEDAGOGIA SPECIALE:
8 - Nicola Cuomo; L'altra faccia del diavolo; Collana AEMOCON
9 - N. Cuomo, E. Bacciaglia; “I modi dell’insegnare: tra il dire e il fare, tra le buone
prassi e le cattive abitudini”; Collana AEMOCON, 2005
10 - N. Cuomo; L'emozione di conoscere ed il desiderio di esistere; Collana AEMOCON.
11 - A. Canevaro, D. Janes; "Diversabilità"; Erickson
12 - AAVV; a cura dell'Associazione Italiana Dislessia; La dislessia
raccontata agli insegnanti; 2 voll; Editore Libri liberi
13 - Carmen Balsamo (a cura di); Le documentazioni si presentano; Rete dei
Centri di Documentazione per l'Integrazione dell'Emilia-Romagna.
14 - http://www.regione.emilia-romagna.it/wcm/infanzia/sezioni/document_educativa/centri_document.htm Rete Regionale dei Centri di Documentazione per l'Integrazione dell'Emilia-Romagna (CDI)
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